Cambi partner, cambi lavoro, cambi città, e il copione resta identico. In questo video ti spiego da dove nasce lo schema che ti riporta sempre allo stesso punto, e come si smonta in quattro mesi.
Portarti alla consapevolezza del perché ti accadono le cose che ti accadono: quale meccanismo, dentro di te, costruisce ogni volta gli scenari che ti fanno così male. E poi andare oltre — trovare da dove quel meccanismo deriva, che è l'unico modo per liberartene invece che imparare a conviverci.
Gli stessi scenari che si ripetono. Il dolore c'è, la causa sembra sempre fuori: la persona sbagliata, il momento sbagliato, la sfortuna.
Smetti di guardare gli episodi uno per uno e inizi a vedere la regola che li governa. Non cosa ti è successo: cosa si ripete.
Il meccanismo ha un'origine precisa e un momento in cui si è scritto. Lì torniamo, perché è lì che si può intervenire.
Con l'EMDR quel nodo si integra con il resto di te. Il ricordo resta, ma smette di comandare le tue reazioni di adesso.
Le stesse situazioni arrivano e non ti travolgono più. Non perché le sopporti meglio: perché non parti più da quella ferita.
Non serve una diagnosi.
Partiamo da come ti senti oggi.
Non ti chiedo un'etichetta né una cartella clinica. Ti chiedo cosa provi adesso, e da lì risaliamo insieme.
Circa quattro mesi, una seduta a settimana. Ha un inizio e ha una fine: non è un abbonamento a tempo indeterminato.
Non è tempo perso ed è la parte che rende efficace tutto il resto. Ricostruiamo insieme in quali situazioni precise si accende il sintomo, la frase con cui ti descrivi quando succede e l'episodio in cui quella frase è nata. Da qui esce il tuo piano terapeutico: non un percorso standard, il tuo.
Uno alla volta, seguendo la mappa. L'EMDR costringe quel gruppo di neuroni a integrarsi con altri: il ricordo resta, ma l'esperienza che ne hai cambia. Non devi raccontare l'evento nel dettaglio e resti sempre presente e lucidə. Dove serve terreno più sicuro entra l'ipnosi clinica.
Funzionare in seduta non basta. Qui verifichiamo che il cambiamento regga anche quando qualcosa ti riattiva: le stesse situazioni che prima ti facevano crollare, affrontate con quello che hai costruito. Si chiudono i ricordi rimasti indietro e si esce con strumenti tuoi.
Non ti lascio solə. Tra un incontro e il successivo ricevi materiale pensato per tenere insieme lo stato emotivo e per continuare a osservarti, così arrivi alla seduta dopo con qualcosa in mano invece che da capo.
Non «stare meglio» in generale. Tre cambiamenti concreti che si notano nella vita di tutti i giorni, e che puoi verificare da solə.
Il ricordo resta, ma perde la carica. Le situazioni che prima ti facevano crollare diventano situazioni, non trappole. È il cambiamento più visibile e di solito il primo ad arrivare.
Non dopo tre mesi, non a relazione finita: mentre succede. È questo che ti restituisce la possibilità di scegliere, perché uno schema che vedi mentre parte è uno schema che puoi interrompere.
«Non valgo abbastanza» smette di essere una definizione di te e torna a essere una frase che qualcuno ti ha fatto credere molto tempo fa. Da lì cambia tutto il resto.
Un'esperienza dolorosa può restare immagazzinata così com'era: con le emozioni, le sensazioni fisiche e le convinzioni di quel momento, isolata dal resto di quello che hai imparato dopo. Per questo basta poco a riattivarla e sembra ancora presente.
Il ricordo è ancora trattato come un allarme: quando qualcosa lo richiama, le aree limbiche e prefrontali restano molto attive.
L'attivazione si riduce e si sposta verso zone legate all'elaborazione. Il ricordo c'è ancora, ma il cervello smette di trattarlo come un pericolo presente.
Cos'è questa immagine. È una rappresentazione tridimensionale illustrativa, disegnata per rendere l'idea: non è una risonanza, non è una SPECT, non è un esame di nessun paziente. Descrive in forma semplificata quello che gli studi con elettroencefalogramma hanno osservato confrontando la prima e l'ultima seduta di EMDR. Ogni percorso è diverso e nessun risultato è garantito.
Gli schemi qui sopra sono illustrazioni del meccanismo, non immagini del cervello.
Non ti chiedo di credermi sulla parola. Ti do quattro ragioni concrete, e poi decidi tu.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità indica l'EMDR tra gli interventi raccomandati per adulti, bambini e adolescenti. Lo riconoscono come efficace anche l'American Psychological Association, il NICE britannico e l'ISTSS: sono gli enti che stabiliscono cosa può essere considerato un trattamento serio.
La ricerca è nata sul trauma, e da lì si è estesa a ansia, panico, fobie e schemi relazionali quando nascono da esperienze stressanti o dolorose. È esattamente il terreno su cui lavoro.
Nel 2021 il principe Harry ha lasciato entrare le telecamere in una sua seduta di EMDR, per la docuserie realizzata con Oprah Winfrey e trasmessa da Apple TV+: nelle immagini si vede la stimolazione bilaterale, il tapping alternato sulle spalle. Ne hanno parlato pubblicamente anche Sandra Bullock, Evan Rachel Wood, Jameela Jamil e Whitney Cummings.
«Per me è proprio la svolta.»
Ha raccontato nelle sue storie di aver iniziato l'EMDR per superare un trauma del passato, e ha detto che è il regalo più grande che possiamo farci.
Chiara FerragniImprenditrice, sui suoi canali social«Mi ha salvato la vita.»
In originale: "EMDR saved my life"
Whitney CummingsComica e autrice, a Inside EditionLa definisce una terapia «assolutamente fantastica».
Sopravvissuta a violenza sessuale, ne parla pubblicamente da anni.
Evan Rachel WoodAttrice, a Inside Edition«Avevo tanta paura di farlo.»
Racconta che dalla sua casa la seduta l'ha portata a relazioni e momenti dell'infanzia in cui non si sentiva al sicuro.
Sandra BullockAttrice, in un'intervista televisiva«A volte devi tornare indietro» per poter guarire.
Dice di essere in terapia da più di quattro anni e di aver voluto guarire dal passato.
Principe HarryDuca di Sussex, nella docuserie con Oprah WinfreyLe riporto per una ragione sola: se stai pensando che muovere gli occhi mentre pensi a un ricordo sia una stranezza, sappi che è un trattamento uscito da tempo dalla nicchia e di cui si discute apertamente.
Dichiarazioni pubbliche riportate dalla stampa internazionale, tra cui Inside Edition e USA Today. Nessuna di queste persone ha alcun rapporto con me o con questo percorso, e nessuna di loro lo sta consigliando: parlano della terapia in generale, non del mio studio.
È la frase che sento più spesso, e non è un fallimento tuo. Capire da dove viene una cosa e smettere di sentirla sono due processi diversi: il primo passa dalle parole, il secondo dal sistema nervoso. Anni di consapevolezza non spostano un ricordo che il corpo continua a trattare come presente.
È esattamente lì che lavorano l'EMDR e l'ipnosi clinica, e il motivo per cui a volte funzionano dove il parlare non era bastato.
Circa quattro mesi, una seduta a settimana, con un inizio e una fine decisi all'inizio. Non è un abbonamento a tempo indeterminato in cui il costo cresce mese dopo mese senza che nessuno dica quando si arriva.
Del costo parliamo in call, quando so cosa serve nel tuo caso. Quello che ti dico prima è che saprai la cifra totale prima di cominciare.
Se ti ci ritrovi, il passo successivo sono cinque domande.
Sette giorni tra un incontro e l'altro sono tanti, e il lavoro vero succede spesso lì. Per questo il percorso comprende anche quello che ti porti a casa.
Strumenti per gestire lo stato emotivo nei giorni in cui non ci sentiamo, così non resti solə quando qualcosa si riattiva.
Quando servono, le registro per te: parlano all'inconscio e sostengono il rilassamento fuori dalla seduta.
Alla fine dell'analisi sai da dove partiamo, su cosa lavoriamo e in che ordine. Non un percorso standard: il tuo.
Il calendario non è appeso in fondo alla pagina. Prima ti chiedo cinque risposte, le leggo, e poi ti scrivo io. Serve a me per arrivare in call sapendo già di cosa parliamo, e a te per non spiegare tutto da capo davanti allo schermo.
Premi «Candidati al percorso» e rispondi all'intervista. Cosa ti succede, da quanto, cosa hai già provato, cosa vorresti ottenere.
Non risponde un sistema automatico. Guardo cosa mi scrivi e mi faccio un'idea del punto in cui sei prima ancora di sentirti.
Arriva da me, non è automatico, quindi lasciami un margine di qualche ora. Scegli tu giorno e ora: trenta minuti in videochiamata, gratuiti, senza impegno di acquisto.
Dopo aver scelto l'orario mi scrivi CONFERMO. Da lì ti arrivano il video di preparazione, il link della stanza e il promemoria il giorno prima.
Una cosa che preferisco dirti subito. Se dalle tue risposte capisco che ti serve un tipo di intervento diverso dal mio, in call te lo dico e ti indirizzo altrove. Preferisco perdere un cliente che farti perdere quattro mesi.
Ogni call conoscitiva sono trenta minuti tolti all'agenda clinica, e le persone che seguo in percorso hanno la priorità. Per questo gli slot che apro ogni settimana sono un numero limitato, e per questo prima ti chiedo cinque risposte invece di lasciare un calendario aperto a chiunque.
Serve per capire se posso davvero aiutarti senza farti perdere tempo.
Perché arrivo in call molto più preparatə se ho letto prima cosa ti succede. Trenta minuti sono pochi: se li spendiamo a ricostruire da zero la tua situazione, resta poco spazio per dirti qualcosa di utile.
Di solito poche ore, il tempo di leggere. Se non vedi arrivare niente controlla anche la posta indesiderata prima di riscrivermi.
No, ed è senza impegno di acquisto. Trenta minuti in cui capiamo se il metodo è giusto per te. Se non lo è, te lo dico e ti indirizzo altrove.
No. L'EMDR è diverso dalle terapie in cui si racconta l'evento nel dettaglio: non chiede esposizione prolungata né spiegazioni minuziose. Si lavora sul ricordo mentre si applica la stimolazione bilaterale, e tu resti sempre presente e lucidə.
Il percorso si svolge online, in tutta Italia, con protocolli adattati. Serve una connessione stabile e una stanza in cui per un'ora non entra nessuno.
È la frase che sento più spesso. Capire da dove viene una cosa e smettere di sentirla sono due processi diversi: il primo passa dalle parole, il secondo dal sistema nervoso. È lì che lavorano EMDR e ipnosi.
Ne parliamo in call, quando so cosa serve nel tuo caso. Quello che posso dirti prima: è un percorso a termine, con una durata definita, non un impegno aperto a tempo indeterminato.
Psicologa, specialista EMDR e ipnotista. Lavoro su ansia, attacchi di panico, relazioni disfunzionali e dipendenza affettiva, e ho sviluppato un metodo mio per leggere gli schemi relazionali che si ripetono.
Non lavoro su tutto e non prendo tutte le richieste: è il motivo per cui prima delle cinque domande non trovi un calendario aperto. Preferisco dirti di no all'inizio che farti perdere quattro mesi.
Terza relazione finita allo stesso modo. Lui si allontanava, lei inseguiva, e più inseguiva più lui spariva. Diceva di attirare sempre persone che non sanno amare.
Che non li attirava: li riconosceva. La frase con cui si descriveva era «se non mi faccio scegliere non valgo niente», e veniva da una casa dove l'attenzione andava sempre al fratello e lei doveva meritarsela.
Il silenzio dell'altro ha smesso di essere una condanna e ha ricominciato a essere solo un silenzio. Non deve più decodificare ogni messaggio per capire quanto vale.
Attacchi di panico in situazioni banali: al supermercato, in riunione, in macchina. Diceva sempre sì a tutti e poi si sentiva in colpa per la rabbia che le restava addosso.
Che era stata la bambina che teneva insieme la famiglia. «Se mi fermo crolla tutto» non era un pensiero: era il suo modo di stare al mondo da trent'anni. Il corpo si fermava al posto suo.
Ha smesso di sentirsi responsabile di come stanno gli altri. Il primo no detto senza giustificarsi è arrivato al secondo mese, e non è crollato niente.
Bravo sul lavoro e convinto di essere lì per caso. Rimandava ogni occasione di esporsi, poi si puniva per averla persa. Aveva letto tutto sulla sindrome dell'impostore, senza che servisse.
Tre anni di prese in giro alle medie e un ricordo preciso, ancora vivissimo, di una risata collettiva. Lì si era scritto «non valgo abbastanza», e ogni riunione lo riportava in quella stanza.
Il ricordo c'è ancora, ma è tornato ad avere quindici anni. Adesso quando parla in riunione sta parlando davanti a dei colleghi, non davanti a quella classe.
Cosa ti succede, da quanto, cosa hai già provato e cosa vorresti ottenere. Le leggo personalmente, una per una, e poi ti mando il link per prenotare la call conoscitiva gratuita.
Serve a me per arrivare in call sapendo già di cosa parliamo, e a te per non dover ricominciare a spiegare tutto da capo davanti allo schermo.
Cinque minuti veri. Più sei precisə, più la call sarà utile.
Questa intervista non è uno strumento diagnostico e non sostituisce una valutazione clinica. Serve a capire se il percorso può esserti utile. I dati sono trattati secondo l'informativa privacy.
Un attimo…