Cambi partner, cambi lavoro, cambi città, e il copione resta identico. In questo video ti spiego da dove nasce lo schema che ti riporta sempre allo stesso punto, e come si smonta in quattro mesi.
Non trovi un calendario aperto in fondo alla pagina. Prima ti chiedo cinque risposte: cosa ti succede, da quanto, cosa hai già provato e cosa vorresti ottenere. Le leggo personalmente, una per una, e poi ti mando il link per prenotare la call conoscitiva gratuita.
Serve a me per arrivare in call sapendo già di cosa parliamo, e a te per non dover ricominciare a spiegare tutto da capo davanti allo schermo.
Cinque minuti veri. Più sei precisa, più la call sarà utile.
Questa intervista non è uno strumento diagnostico e non sostituisce una valutazione clinica. Serve a capire se il percorso può esserti utile. I dati sono trattati secondo l'informativa privacy.
Portarti alla consapevolezza del perché ti accadono le cose che ti accadono: quale meccanismo, dentro di te, costruisce ogni volta gli scenari che ti fanno così male. E poi andare oltre — trovare da dove quel meccanismo deriva, che è l'unico modo per liberartene invece che imparare a conviverci.
Gli stessi scenari che si ripetono. Il dolore c'è, la causa sembra sempre fuori: la persona sbagliata, il momento sbagliato, la sfortuna.
Smetti di guardare gli episodi uno per uno e inizi a vedere la regola che li governa. Non cosa ti è successo: cosa si ripete.
Il meccanismo ha un'origine precisa e un momento in cui si è scritto. Lì torniamo, perché è lì che si può intervenire.
Con l'EMDR quel nodo si integra con il resto di te. Il ricordo resta, ma smette di comandare le tue reazioni di adesso.
Le stesse situazioni arrivano e non ti travolgono più. Non perché le sopporti meglio: perché non parti più da quella ferita.
Non serve una diagnosi.
Partiamo da come ti senti oggi.
Non ti chiedo un'etichetta né una cartella clinica. Ti chiedo cosa provi adesso, e da lì risaliamo insieme.
Circa quattro mesi, una seduta a settimana. Ha un inizio e ha una fine: non è un abbonamento a tempo indeterminato.
Non è tempo perso ed è la parte che rende efficace tutto il resto. Ricostruiamo insieme in quali situazioni precise si accende il sintomo, la frase con cui ti descrivi quando succede e l'episodio in cui quella frase è nata. Da qui esce il tuo piano terapeutico: non un percorso standard, il tuo.
Uno alla volta, seguendo la mappa. L'EMDR costringe quel gruppo di neuroni a integrarsi con altri: il ricordo resta, ma l'esperienza che ne hai cambia. Non devi raccontare l'evento nel dettaglio e resti sempre presente e lucida. Dove serve terreno più sicuro entra l'ipnosi clinica.
Funzionare in seduta non basta. Qui verifichiamo che il cambiamento regga anche quando qualcosa ti riattiva: le stesse situazioni che prima ti facevano crollare, affrontate con quello che hai costruito. Si chiudono i ricordi rimasti indietro e si esce con strumenti tuoi.
Non ti lascio scoperta. Tra un incontro e il successivo ricevi materiale pensato per tenere insieme lo stato emotivo e per continuare a osservarti, così arrivi alla seduta dopo con qualcosa in mano invece che da capo.
Cinque cose che sembrano più grandi di te. Se ti riconosci in almeno tre, non è un caso: sono tutte lo stesso meccanismo che si presenta in modi diversi.
Nessuna di queste è carattere. Sono tutte lo stesso schema, scritto molto prima di adesso.
Quello schema ha un punto di origine preciso e un modo preciso di essere smontato. Ecco la strada, dal sintomo di oggi fino a dove è nato.
Il calendario non è appeso in fondo alla pagina. Prima ti chiedo cinque risposte, le leggo, e poi ti scrivo io. Serve a me per arrivare in call sapendo già di cosa parliamo, e a te per non spiegare tutto da capo davanti allo schermo.
Premi «Candidati al percorso» e rispondi all'intervista. Cosa ti succede, da quanto, cosa hai già provato, cosa vorresti ottenere.
Non risponde un sistema automatico. Guardo cosa mi scrivi e mi faccio un'idea del punto in cui sei prima ancora di sentirti.
Arriva da me, non è automatico, quindi lasciami un margine di qualche ora. Scegli tu giorno e ora: trenta minuti in videochiamata, gratuiti, senza impegno di acquisto.
Dopo aver scelto l'orario mi scrivi CONFERMO. Da lì ti arrivano il video di preparazione, il link della stanza e il promemoria il giorno prima.
Una cosa che preferisco dirti subito. Se dalle tue risposte capisco che ti serve un tipo di intervento diverso dal mio, in call te lo dico e ti indirizzo altrove. Preferisco perdere un cliente che farti perdere quattro mesi.
Non sono pazienti reali e non sono testimonianze: sono composizioni di situazioni che ricorrono, scritte da me per farti vedere il meccanismo mentre lavora. I nomi sono inventati.
Terza relazione finita allo stesso modo. Lui si allontanava, lei inseguiva, e più inseguiva più lui spariva. Diceva di attirare sempre persone che non sanno amare.
Che non li attirava: li riconosceva. La frase con cui si descriveva era «se non mi faccio scegliere non valgo niente», e veniva da una casa dove l'attenzione andava sempre al fratello e lei doveva meritarsela.
Il silenzio dell'altro ha smesso di essere una condanna e ha ricominciato a essere solo un silenzio. Non deve più decodificare ogni messaggio per capire quanto vale.
Attacchi di panico in situazioni banali: al supermercato, in riunione, in macchina. Diceva sempre sì a tutti e poi si sentiva in colpa per la rabbia che le restava addosso.
Che era stata la bambina che teneva insieme la famiglia. «Se mi fermo crolla tutto» non era un pensiero: era il suo modo di stare al mondo da trent'anni. Il corpo si fermava al posto suo.
Ha smesso di sentirsi responsabile di come stanno gli altri. Il primo no detto senza giustificarsi è arrivato al secondo mese, e non è crollato niente.
Bravo sul lavoro e convinto di essere lì per caso. Rimandava ogni occasione di esporsi, poi si puniva per averla persa. Aveva letto tutto sulla sindrome dell'impostore, senza che servisse.
Tre anni di prese in giro alle medie e un ricordo preciso, ancora vivissimo, di una risata collettiva. Lì si era scritto «non valgo abbastanza», e ogni riunione lo riportava in quella stanza.
Il ricordo c'è ancora, ma è tornato ad avere quindici anni. Adesso quando parla in riunione sta parlando davanti a dei colleghi, non davanti a quella classe.
Ogni percorso è diverso e nessun risultato è garantito: queste storie mostrano un meccanismo, non una promessa. Quello che il tuo caso richiede lo capiamo insieme in call.
Perché arrivo in call molto più preparata se ho letto prima cosa ti succede. Trenta minuti sono pochi: se li spendiamo a ricostruire da zero la tua situazione, resta poco spazio per dirti qualcosa di utile.
Di solito poche ore, il tempo di leggere. Se non vedi arrivare niente controlla anche la posta indesiderata prima di riscrivermi.
No, ed è senza impegno di acquisto. Trenta minuti in cui capiamo se il metodo è giusto per te. Se non lo è, te lo dico e ti indirizzo altrove.
No. L'EMDR è diverso dalle terapie in cui si racconta l'evento nel dettaglio: non chiede esposizione prolungata né spiegazioni minuziose. Si lavora sul ricordo mentre si applica la stimolazione bilaterale, e tu resti sempre presente e lucida.
Il percorso si svolge online, in tutta Italia, con protocolli adattati. Serve una connessione stabile e una stanza in cui per un'ora non entra nessuno.
È la frase che sento più spesso. Capire da dove viene una cosa e smettere di sentirla sono due processi diversi: il primo passa dalle parole, il secondo dal sistema nervoso. È lì che lavorano EMDR e ipnosi.
Ne parliamo in call, quando so cosa serve nel tuo caso. Quello che posso dirti prima: è un percorso a termine, con una durata definita, non un impegno aperto a tempo indeterminato.
Un attimo…